Intervista a Floriana Naso

       Floriana Naso

        Intervista a cura di Wordshine

 

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Floriana Naso nasce il 15 dicembre 1976 a Torino. Si laurea in Economia, maturando una certa passione per la letteratura. Moglie e madre di due figli, trova una sorta di terapia nella scrittura. Nel febbraio del 2017 pubblica presso la casa editrice Robin Edizioni il suo primo romanzo “700 giorni”. In seguito, nel maggio del medesimo anno pubblica su Amazon lo spin-off dell’opera sopracitata “Un giorno particolare”. Consegue diversi premi letterari: per la casa editrice Historica Edizioni pubblica il racconto “Amor Vincit Omnia” nonché finalista al concorso “Lettere a un figlio”; sempre con la stessa pubblica “Il Sacrificio di Valmort” edito nell’antologia Fantasy tratto dall’omonimo concorso. Per Pluriversum Edizioni pubblica per il concorso “Luce dei Miei occhi” l’opera “Pei Chi Hsing” e per Convalle Edizioni pubblica “Le Boissier” testo finalista al concorso “Dentro l’Amore”.

L’autrice è anche curatrice di diverse rubriche, tra cui “Il Coraggio di una Voce” con a tema la violenza (in particolare quella sulla donne) presso il sito “Pensiero Plurale” e una rubrica di cultura generale presso la testata giornalistica “Torino star”. Collabora, inoltre, con la rivista letteraria culturale “Grado Zero”.

 

Wordshine ha avuto l’onore e il privilegio di intervistare l’autrice riguardo al suo romanzo esordiente edito da Brè Edizioni, “Il respiro della grande Madre”. Vi lasciamo alla lettura

 

Innanzitutto Buongiorno e grazie a lei per aver risposto a questo invito e a questa intervista. Allora, volevo iniziare con questo tema principale della “violenza” , qual è stato il motivo che l’ha spinta proprio a interessarsi di un tema sociale appunto così delicato come la violenza di genere?

Ma allora intanto io ho seguito per diverso tempo una rubrica proprio sulla violenza e scrivevo per un blog online: “Pensiero Plurale”. Mi sono occupata di diversi mesi proprio di fare interviste a donne che hanno subito violenza, quindi tutte storie vere. Sì sì, loro mi contattavano tramite mail e mi raccontavano la loro storia dopodiché io non solo la pubblicavo ma anche interagivo con loro quindi le intervistavo. Cercavo di capire proprio i meccanismi che fanno … diciamo nascere o comunque sfociare in violenza dei “rapporti”. Quindi ho avuto un po’ di esperienza su quel fronte; poi ho continuato e proseguito su questa linea perché sono diventata redattore di un altro giornale online che si chiama “Italia star magazine”. E’ un portale di informazione giornalistica e anche in quel caso non mi occupo solo di violenza sulle donne ma un po’ in tutti gli ambiti purché siano sociali: malattie, omosessualità, borderline, disturbi insomma tutte queste cose che però devono avere una valenza sociale.

 

Sempre riportando a questa violenza, si potrebbe insinuare che ci sia una differenza abissale tra la violenza di genere e la violenza intesa più come concetto generale nel vero senso della parola?

Certo certo, perché comunque la violenza come noi la intendiamo spesso è quella fisica quindi la brutalità di un gesto istintivo e violento però ci sono tanti altri tipi di violenza che noi possiamo subire e che ci stravolgono la vita; forse sono ancora peggio di una violenza fisica che possiamo subire da un estraneo. In quel caso possiamo farcene una ragione, mentre invece quando questa violenza viene subita da un famigliare o da una persona che invece “tu” pensavi fosse lì per proteggerti, per volerti bene, per comunque insomma preservarti dai pericoli è chiaro che questa cosa qui non solo non la dimentichi ma ti segna profondamente e ti cambia proprio nella vita. Ma ho proprio fatto degli studi in proposito, cioè viene modificata proprio la psiche. Infatti, è per quello che tante volte gli psicologi quando studiano dei casi molto complessi di borderline o comunque problemi di bipolarismo eccetera hanno proprio riscontrato che nascono da dei traumi infantili ed è vero comunque. Sì sì, ed è vero perché comunque la psiche di un bambino è labile ed è facile purtroppo fargli prendere una brutta piega o come si dice, è così.

 

Diciamo che quello che ha colpito di più è stato il simbolo del “mare”, che è inteso un po’ come una Madre, è un aspetto appunto molto particolare e accattivante del romanzo. Eppure, si sarebbe potuto utilizzare un altro espediente per trattare il tema stesso. Perché proprio questo elemento che è “l’acqua”?

Allora, io devo dire che personalmente sono molto legata all’acqua. In tutti i miei romanzi c’è l’acqua proprio perché io sono molto legata a questo elemento. Trovo che sia un elemento distensivo e … non so … è come fare un viaggio interiore, aiuta proprio secondo me alla riflessione. Aiuta anche a “scaricare” tutte le tensioni che tutti noi abbiamo. Quindi ho questo rapporto con l’acqua e tendo comunque a, in qualche modo, “interiorizzarla” , ecco. E quindi è da questo che sono nati tutti degli studi. Chiaramente per scrivere questo romanzo però è partito senz’altro dall’acqua.

 

Ritiene che in Italia la violenza di genere nello specifico sia più diffusa rispetto alla situazione europea e mondiale?

Beh, adesso bisognerebbe un attimino vedere le statistiche cosa ci dicono però penso che alla fine l’Italia sia un po’ come tutti gli altri paesi. Adesso, tralasciando la Libia e tutti gli orrori che capitano in questi posti di guerra perché sono imparagonabili, se prendiamo ad esempio due realtà occidentali, non so per dire l’Inghilterra e l’Italia penso che si equivalgano comunque. Cioè non credo che in Italia ce ne siano molti di più o molti di meno, penso che più o meno siamo lì. Adesso bisognerebbe fare degli studi approfonditi cioè per vedere se effettivamente sia così o meno.

 

Un altro aspetto che colpisce moltissimo è stato il (non) rapporto madre-figlia che la protagonista ha con la madre. Per caso, questo aspetto si può anche riflettere in futuro nella scelta di un partner che può, in seguito, rivelarsi violento? O non crede assolutamente in questa correlazione?

Mah, tendenzialmente penso che chi abbia vissuto un’infanzia molto travagliata e, diciamo, sotto il profilo psicologico molto sofferta ecco penso che voglia in qualche modo abbandonare questa sofferenza cioè in qualche modo credo che difficilmente vada a cercarsi un partner sulle orme di chi l’ha fatta soffrire. Almeno, questo è quello che penso io. Ma infatti Greta nel libro tende a  giudicare molto l’operato degli uomini e tende ad allontanarli, cioè lei non può sopportare un uomo ad esempio traditore. Quindi non potrebbe vivere con uomo traditore perché già lei lo ripudia, non lo può sopportare. Lei non sopporta i tradimenti. Lei è una persona che ricerca la giustizia, siccome lei ne ha avuta molto poca nella sua vita. Quindi lei è molto incattivita verso chi le fa’ del male e anche verso chi ferisce. Per esempio, anche il bambino a cui lei è molto legata che subisce anche lui delle violenze, sia dalla madre che è un’alcolizzata che non lo guarda come dovrebbe, e sia il patrigno che invece lo picchia e che picchia la madre. Quindi lei dice “tu devi in qualche modo difendere te, il tuo onore e tua madre” e gli ha dato quel coltellino che è una cosa violenta da dare a un bambino. Però lei siccome non può proprio tollerare la violenza, non può tollerare l’ingiustizia e in qualche modo si vendica a modo suo; cioè è diventata cattiva. È un personaggio, secondo me, molto verosimile per quanto possa sembrare strana; però non è strano se noi ci pensiamo. Cioè lei agisce d’istinto per difendersi, è come se fosse diventata selvatica. È come se tutte quelle sofferenze l’abbiano fatta diventare selvatica e intollerante alla fine.

 

Crede, diciamo, sia necessario aver sperimentato personalmente una qualsiasi forma di violenza (fisica, psicologica, verbale) al fine di scrivere un romanzo su questa tematica?

Beh, non è necessario. Ovviamente io non ho subito una violenza né di quel genere e fortunatamente non mi ci sono neanche avvicinata, però ci sono molti aspetti della protagonista che mi appartengono perché tutti a modo nostro abbiamo sofferto per qualcosa. E quindi, diciamo che sappiamo cosa vuol dire soffrire, stare male e in qualche modo ci sono degli istinti che noi reprimiamo però diciamo che la protagonista non cerca di reprimerli ma cerca in qualche modo di trovare giustizia. Per espiare diciamo queste sue sofferenze, diciamo così.

 

Considera di fare un seguito su questa storia oppure no?

Guarda io ti dico, quasi tutti i miei romanzi anche se non sono autoconclusivi, io sono contro i sequel cioè “parte 1”, “parte 2”, “parte 3” .No. Io sono proprio contro queste cose, quindi i miei romanzi sono sempre un “no”. Anche se poi viene lasciato aperto, sono tutte storie che comunque non andrei a riprendere. Forse perché già io non amo i sequel, non amo le cose “a puntate”.

 

Riguardo alla violenza, adesso abbiamo trattato quella sulle donne ma, le è mai capitato di ricevere delle chiamate da parte di uomini che hanno subito violenze, ragazzi che sono stati abusati?

Dalla parte degli uomini sinceramente no. Non mi è mai capitato

Ma se le capitasse, come si comporterebbe?

Ah sì sì. Allora, diciamo che non mi è mai capitato di intervistare un ragazzo o un uomo che abbia avuto diciamo molestie sessuali da parte di una donna. Questo no. Però violenze di altro genere sì. Tra l’altro oggi è uscito un articolo, anzi ti dico se ti capita leggilo, che è veramente molto interessante. Riguarda di un ragazzo che ha scritto un libro autobiografico. Lì si firma con uno pseudonimo e questo ragazzo è un omosessuale che ha avuto degli enormi problemi. Prima sono nati con la famiglia e questo, proprio per i problemi che lui ha avuto con la famiglia, gli sono costati purtroppo una brutta malattia che è una specie di bipolarismo-borderline. Quindi è una persona che ha sofferto tantissimo e si è un po’ persa, diciamo. Ha avuto dei momenti veramente tremendi però poi è riuscito a ritrovarsi e a modo suo lui ha subito delle violenze comunque dalla famiglia, dalla società ma anche da se stesso perché lui non riusciva ad accettarsi. Quindi per lui questo è stato il suo primo ostacolo. È chiaro che poi io gli ho fatto poi una domanda specifica. Gli ho detto: “ma perché di solito gli omosessuali non si accettano?” e lui mi ha detto: “non si accettano perché comunque noi sappiamo che sia la religione, che comunque impone determinati canoni di società, sia le famiglie che per loro siamo visti come … ha utilizzato un termine specifico … siamo visti come una vergogna”. Cioè credono che la famiglia si vergogni di loro e che la società li additi, che non … insomma … che non siano rispettati o comunque accettati e quindi questa cosa già di per sé è un grosso ostacolo. Quindi, già faticano loro stessi ad accettarsi e poi questo complica tutto. Ne ho trattate tante di storie di questo tipo e tutto parte dal nucleo famigliare. Io sono arrivata a questa conclusione: la famiglia è fondamentale. Il sostegno della famiglia e il modo in cui ti senti, ti rapporti con i tuoi affetti più cari perché in effetti, pensiamoci,la nostra prima ancora di salvezza è la famiglia cioè il papà o la mamma. È chiaro che se noi abbiamo dei rapporti tormentati con i genitori si complica davvero tutto.

 

Ringraziamo ancora Floriana Naso per averci rilasciato alcuni particolari sulla sua opera e su alcuni aspetti ad essa correlati. Vi invitiamo ad acquistare “Il respiro della grande Madre”, scaricabile dal sito della Brè Edizoni o su Amazon. E ricordate il messaggio trasmesso dall’autrice “comunque, la vendetta e l’odio ti portano sempre sulla strada sbagliata”

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Martina Ini

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