“L’uomo in fuga” di Stephen King, recensione a cura di Angy C. Argent

Fuga

 

Autore: Stephen King

Genere: Fantascienza

Data di pubblicazione: 07/11/2013

Ebook: Euro 7,99

Cartaceo: Euro 8,42

Numero di pagine: 258 (copertina rigida)

Editore: Sperling & Kupfer

 

Recensione di Angy C. Argent

Stephen Edwin King nasce il 21 Settembre1947 nel Maine, è un Autore di horror, soprannaturale, suspense, fantascienza e fantasy. I suoi libri hanno venduto più di 350 milioni di copie, molti dei quali sono stati adattati in film, miniserie, spettacoli televisivi e fumetti. King ha pubblicato 54 romanzi, tra cui sette sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, e sei libri di saggistica. Ha scritto quasi 200 racconti, molti dei quali sono stati raccolti in collezioni di libri. Molte delle sue storie sono ambientate nel suo stato natale del Maine .

L’UOMO IN FUGA

Alla fine del 1970 e all’inizio del 1980 l’autore ha pubblicato una manciata di racconti brevi: Rabbia (1977), The Long Walk (1979), Roadwork (1981), The Running Man (1982) e L’uomo in fuga(1982), sotto lo pseudonimo di Richard Bachman .

L’idea  è stata quella di verificare se poteva replicare di nuovo il suo successo, placando le paure che la sua popolarità fosse dovuta a un caso fortuito. Una spiegazione alternativa è che gli standard editoriali gli consentivano di pubblicare un solo libro all’anno. Lo pseudonimo lo prese dal nome della band hard rock Bachman-Turner Overdrive, di cui è un fan.

L’UOMO IN FUGA è un racconto del 1982 scritto, appunto, sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. In questo racconto King narra di un’ipotetica America del futuro in cui l’inquinamento ha raggiunto proporzioni intollerabili e il controllo dello Stato sulla popolazione è completo. Tramite la televisione, qui denominata TRI-VU, il potere ha il dominio totale dei mezzi di comunicazione di massa. Privo di un minimo di controllo, di censura, d’informazione imparziale, il potere politico diventa allora assoluto, svolge opera di persuasione occulta, trasforma ed elabora la cronaca a proprio uso e consumo, deteriora l’umanità. Il potere centrale, compiendo un vero e proprio lavaggio del cervello, si assicura di tenere in pugno i cittadini tramite reality e giochi a premi sempre più crudeli, aberranti. La povertà dilaga e molti sognano di guadagnare qualcosa partecipando a queste trasmissioni. Il più famoso e cruento dei reality è ‘L’uomo in fuga’. Richards, il protagonista, ha una figlia gravemente ammalata, è disoccupato, sua moglie si prostituisce per garantire, in qualche modo, la sussistenza della famiglia, tutto questo lo spinge a partecipare a ‘L’uomo in fuga’ il reality con il montepremi più ricco. Braccato dai ‘Cacciatori’ della Rete e da chiunque lo riconosca, intasca cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se allo scadere dei trenta giorni concessi è ancora vivo, un miliardo di dollari.  Braccato anche da tutti gli abitanti del pianeta in possesso di un apparecchio televisivo, Ben deve riuscire a non farsi trovare per un periodo sufficientemente lungo e per incrementare il montepremi e per rimanere in vita, giacché il gioco, non prevede regole e tutti i mezzi sono leciti. Ma lo sono soltanto ed esclusivamente per i cacciatori, perché, con stupefacente ed agghiacciante abilità, i media manipolano fatti e notizie trasformando l’innocente Ben nel classico mostro in prima pagina, trasformando un’efferata caccia a l’innocente in una santa opera di giustizia collettiva. In un crescendo di emozioni ne condividiamo i piani, le preoccupazioni per la famiglia, le delusioni per le strategie fallite, esultiamo per i suoi successi e condividiamo la sua mossa finale.

LEGGERLO: sì

Perché leggerlo? Innanzitutto, per coloro che non avessero mai letto un romanzo di King, per la sua brevità che può essere d’aiuto nell’approcciarsi a questo fantastico Autore e perché il racconto è imperfetto e un po’ naif ma con una solida idea di fondo. La narrazione è grezza, piena di incongruenze per convincere appieno ma colpisce allo stomaco per l’orrore, chiaramente espresso, della perdita di valore della vita in un mondo in cui essa dipenda soprattutto dal denaro. Inoltre è una perfetta metafora ante-litteram dei reality.

 

Angy C. Argent

 

recensione

 

Autore dell'articolo: Angy Argent

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