“12 ORE DI BUIO” di Antonio Venezia, recensione a cura di Laura Mechelli

Buio

 

Autore: Antonio Venezia

Genere: Horror, Thriller, Noir, Fantasy

Data di pubblicazione: 24/02/2016

Ebook: Euro 4,99 

Cartaceo: Euro 19,99

Numero di pagine: 202 (copertina rigida)

Editore: Youcanprint

 

La paura è “un’emozione che si determina in relazione con situazioni o nei confronti di persone avvertite come minacciose, pericolose o tali, comunque, da compromettere più o meno gravemente la sicurezza o la vita stessa, indipendentemente dalla realtà oggettiva o dall’effettiva gravità della minaccia (…)”(Grande Dizionario della Lingua Italiana UTET, Salvatore Battaglia, 1994-Torino).

Il giovane scrittore, sceneggiatore e blogger Antonio Venezia (Melfi, 1986)  riesce a dar vita con la sua penna a questa definizione in modo molto puntuale. Cresciuto guardando film nella videoteca familiare, ha sviluppato una spiccata propensione e passione verso la cinematografia di genere oltre che per i romanzi che hanno ispirato tali pellicole. Nel tempo ha trasformato questa sua passione in necessità di approfondire, ricercare, informarsi, creando in sé un bagaglio che ha poi utilizzato per rendersi protagonista attraverso la scrittura.

Dopo l’esordio con “Quotidiana Follia” (2014) e la raccolta “Storie Nere vol. 1”  (2016)  l’autore ha lavorato ad un progetto di fusione ed integrazione di queste opere per creare le sue “12 ore di buio“. Un susseguirsi di dodici racconti che riescono ad insinuare nel lettore un sentimento di panico e spavento in un intreccio dettagliato e lucido di eventi sanguinosi e truculenti in cui realtà e paranormale si rincorrono, sovrappongono, interscambiano.

I racconti si succedono con ritmo incalzante tra tematiche diversificate (dal serial killer al demone, dagli zombie ai fantasmi, dall’assassino della porta accanto all’insospettabile professionista genio del male) in cui l’autore ha saputo cogliere gran parte degli stereotipi del genere horror e thriller rendendo le storie di grande impatto emotivo.  Il tutto utilizzando un tipo di scrittura molto aggressivo, nudo e crudo, probabilmente dovuto anche agli argomenti che tratta. La psicologia dei personaggi è molto curata al punto tale che chi legge vi s’immedesima e ne fa proprie le paure e le ansie. E l’immedesimazione con i protagonisti è proprio una delle chiavi ricercate dall’autore già a partire dall’incipit dei vari racconti che si aprono con  un sottotitolo, una frase d’effetto atta ad incuriosire il lettore, ad introdurlo alla storia, richiamando un passaggio centrale dello stesso  racconto. Un’evidente linea guida è data dall’ambientazione dei racconti: piccole e sperdute città americane come Little Rock in Arkansas (IL LUPO CATTIVO) o città di divertimento e perdizione come Las Vegas (I DADI DELLA SIGNORA RIPLEY) diventano gli scenari perfetti di omicidi, apparizioni, eventi tragici e avvolti dal mistero.

Una narrazione fatta per immagini e con spiccato piglio cinematografico fa da collante tra realtà ed immaginazione: i racconti sono permeati di aspetti di vita quotidiana e apparente normalità in cui tematiche sociali comuni sono lo spunto di partenza per lo svolgimento delle storie narrate. Ogni racconto, infatti, è metafora delle paure e delle frustrazioni moderne. Per fare alcuni esempi troviamo: i problemi di un’infanzia negata che si ripercuotono nella vita adulta (UNA BIMBA DAL PASSATO); la bramosia di denaro che allontana dai veri sentimenti (I DADI DELLA SIGNORA RIPLEY); il tradimento della fiducia e dei valori condivisi (INCONTRO AL ROSTER CLUB); la paura che i propri punti fermi e le proprie sicurezze vacillino o scompaiano (DIVORZIO ALL’AMERICANA); la normalità e la serenità stravolte dalla follia e trasformate in un incubo (2209).

Una piccola nota a parte va riservata agli ultimi cinque racconti. Rispetto ai precedenti c’è da notare la diversa struttura data dalla suddivisione in capitoli e  la natura prettamente horror delle storie narrate. Come recita un vecchio adagio popolare “quando si fa festa con il diavolo il male finisce per fare da protagonista”. E questo è ciò che avviene nelle ultime cinque storie che, oltre a rappresentare le umane fobie come i precedenti, offrono anche spunti di riflessione su tematiche attuali. Abbiamo così, a mio avviso, una doppia chiave di lettura per ognuno di essi. Ad esempio, ne L’UOMO DAL PASTRANO VERDE c’è da una parte il richiamo alla necessità di rispettare l’ambiente e tutelarlo prima che esso ci si rivolga contro, dall’altro la pericolosità di inseguire falsi miti e credenze. In DISCO INFERNO  si trovano sia l’incapacità di dominare gli impulsi dettati dall’ira e dalla gelosia e sia il rischio che si corre a volere ciò che non ci appartiene e che vive solo nei nostri pensieri e ricordi, recenti o lontani. O ancora ne LA BOTTEGA DELLE ANIME emergono la nocività di voler agire contro le leggi della natura, mettendo a rischio l’intera umanità, e la questione del plagio e della manipolazione della mente delle persone.

Le creazioni letterarie di Antonio Venezia, in virtù del loro carattere d’ispirazione cinematografica sopra accennato, hanno raggiunto un nuovo livello espressivo con il naturale approdo nella scrittura di sceneggiature. Non a caso l’autore ha recentemente ideato e scritto  la sceneggiatura del cortometraggio horrorDeep Darkness” diretto dal regista Emilio Perrone. Una felice collaborazione, quest’ultima, che proseguirà con la trasposizione in lungometraggio dell’avvincente racconto “2209”.

 

Laura Mechelli

 

recensione

Autore dell'articolo: Laura Mechelli

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