“La giostra delle memorie” di Eva Sanmartino, recensione a cura di Angy C. Argent

Giostra

 

Autrice: Eva Sanmartino

Genere: Thriller

Data di pubblicazione: 26/10/2016

Ebook: Euro 2,99

Cartaceo: Euro 20,99

Numero di pagine: 326 (copertina rigida)

Editore: Lettere Animate Editore

 

 

OGGI PARLIAMO DI:
Eva Sanmartino

HO LETTO PER VOI:
“La Giostra delle memorie” libro scritto a quattro mani da Maria Saccà e suo marito Mario Gallorini.

Il romanzo è costruito prendendo spunto dai fatti di cronaca inerenti ‘il mostro di Firenze’, fatti accaduti tra il 1968- 1985. Furono trucidate delle giovani coppie che, nelle campagne intorno a Firenze, si appartavano alla ricerca di un po’ di intimità. Alle donne venivano asportati sia il seno che il pube. Si creò, in quegli anni, una vera e propria psicosi che generò una vasta, complessa e piena di colpi di scena, caccia al mostro. O ai mostri, perché più persone furono sospettate di avere agito insieme, i così detti ‘compagni di merende’: due di questi furono condannati in via definitiva, un terzo morì prima di essere sottoposto a un ulteriore processo di appello. Si sono sempre dichiarati innocenti e le prove a loro carico erano indiziarie. Le indagini continuarono, però, per molti anni perché gli inquirenti erano convinti che gli incriminati avessero sì agito materialmente ma per conto di qualcuno che li dirigeva da dietro le quinte, da una persona che, anche se fosse veramente esistita, non è mai stata trovata.

TRAMA
Guido è un giornalista, talmente dedito al lavoro da farlo diventare una priorità a discapito della sua stessa famiglia. In realtà, Guido, non ama affrontare i problemi, non desidera scegliere e, quindi, gli risulta più facile farsi scivolare le cose addosso, non pensarci aspettando che si risolvano, apparentemente, da sole. Per questa sua attitudine è arrivato a separarsi dalla moglie, l’ha tradita e non ha avuto nemmeno il coraggio di assumersene la responsabilità. Anche con il figlioletto Marco, che adora, adotta lo stesso tipo di atteggiamento: giustifica le sue assenze con la scusa del lavoro.
Dopo un grave incidente, che lo fa entrare in coma per una settimana, per Guido le cose cambieranno al punto da fargli fare un esame di coscienza, arrivando a capire i suoi errori. Questo lo porterà a chiudere il rapporto con la sua compagna Francesca, per la quale abbandonò la famiglia, e ad avvicinarsi al figlio cercando di vederlo più spesso ed essere più presente nella sua vita.
Ma quando si sveglia dal coma Guido non è più solo. C’è qualcuno vicino a lui, una presenza che si manifesta parlandogli. Guido crede di stare impazzendo, ma non vuole affidarsi a uno psicologo. Così, comincia ad ascoltare quello che la voce dice e a provare a capire cosa gli stia succedendo. La voce si definisce una delle vittime del mostro di Firenze e lo guida sulle tracce dei veri assassini. Sarà una ricerca lunga, attraverso le campagne toscane inondate di bellezza e crudeltà. Una ricerca che lascerà a terra molte vittime, compreso Guido che non sarà più la stessa persona di prima. Questo percorso è segnato da: colpi di scena, cadaveri, personaggi inquietanti, amicizie improbabili; paesaggi stupendi della campagna toscana, ridenti paesini dove sembra impossibile siano accaduti degli omicidi così efferati, pranzi conviviali all’insegna della rinomata, gustosa, cucina toscana, ovviamente annaffiata con degli ottimi vini e spumanti della zona. Dopo varie peripezie e perdite, anche di persone a lui care, Guido riesce a trovare i veri responsabili degli omicidi del ‘mostro di Firenze’. La storia, seppur complessa, si dipana linearmente tracciando un cammino stabilito da una fantomatica presenza e direi che è un buon espediente narrativo che ha permesso agli autori di formulare una teoria sul caso, mai completamente risolto, del mostro di Firenze senza addentrarsi troppo nei fatti di cronaca, nelle ipotesi investigative, nei risvolti psicologici, che avrebbero appesantito il testo. Ho un solo appunto da fare ma capisco benissimo la difficoltà, per gli autori, di raccogliere e vagliare tra le mille informazioni quelle più idonee alla stesura del romanzo: volendo fare bene, perché si capisce che gli autori hanno scritto il loro romanzo con molta passione e attenzione, è stata messa troppa carne al fuoco. Per esempio: quando Guido viene fermato dalla Polizia, dopo che la sua compagna è stata trovata uccisa e viene rilasciato dopo molto tempo, sebbene abbiano già diverse prove che Guido, all’ora dei delitti, non era presente sulla scena del crimine. Il GIP è tratteggiato come fosse un isterico, ragazzino per giunta, e nei paragrafi precedenti Guido, che sta andando a Roma, decide di fermarsi per prendere un caffè e interagisce con alcune persone e questo gesto gli procura l’alibi del quale, dopo poco tempo, avrà bisogno per essere completamente scagionato.
Ho trovato questo episodio troppo descrittivo e ricco di particolari, caratterizzazione dei personaggi inclusa, che, in fondo, ai fini del romanzo non servivano. Anche perché non c’è stata interazione con la Polizia lungo tutto il percorso, il che avrebbe dato più senso a questo accadimento. L’investigazione di Guido è guidata da un’entità, quindi è vissuta in solitaria, addirittura non viene creduto e nemmeno lui stesso ci crede, all’inizio, a ciò che gli sta capitando. A parte questo il romanzo mi è piaciuto e si legge tutto d’un fiato.

LEGGERLO SI/NO:
Sì: perché è scritto bene, unisce il fantastico con il reale dando senso a questa ricerca nel passato che altrimenti risulterebbe solo una sterile ipotesi documentata da una lunga serie di documentazioni. Un plauso quindi agli autori per questo escamotage narrativo utilizzato su un tema così complesso.

 

Angy C. Argent

 

recensione

Autore dell'articolo: Angy Argent

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